Il West, lo sappiamo, fu conquistato principalmente con il
sudore, la forza, il coraggio, il lavoro e la pazienza di migliaia e migliaia di
pionieri, agricoltori, cercatori d'oro e cowboy che vi si riversarono, e nel
giro di poco meno di un secolo lo trasformarono nel futuro dell'America, che a
quell'epoca si basava essenzialmente sulle industrie, l'economia e la politica
dell'Est. Ma come avrebbero potuto, loro, pionieri, cercatori d'oro e tutti gli
altri protagonisti del West, offrire alle loro doti un aiuto decisivo e
insostituibile se non affidandosi all'uso delle armi? Questi strumenti di
offesa, in qualsiasi loro forma, furono i protagonisti paralleli agli uomini
della Conquista del West. Sebbene portassero pace ma anche morte, sicuramente –
e forse anche per questo – resero l'Ovest più selvaggio e affascinante, terra
fertile per pistoleri e uomini di legge o comunque per chiunque riuscisse a
trasportare un'arma e, soprattutto, sapesse usarla.
In un territorio che fu pericoloso e ostile fino alla fine,
possedere un fucile, una pistola o anche un coltello era assolutamente
indispensabile. I primissimi coloni, alla fine del 700, quando ancora la
Frontiera corrispondeva alla zona delle catene montuose più vicine alla costa
orientale, dovevano difendersi dagli indiani ostili per poter avanzare verso
occidente. Ma dovevano anche cacciare e procurarsi da mangiare. Nel XVI secolo
erano state ideate varie forme di accensione da applicare alle armi, che si
basavano principalmente sul principio dell'attrito e, quindi, della scintilla.
Variavano da piccole ruote alla classica pietra focaia, ed il loro sistema
consisteva in una piccola forma di pirite o selce che doveva entrare in contatto
con una sottile lastra di metallo, tale da provocare una scintilla che
accendesse una carica di polvere da sparo che avrebbe fatto partire il
proiettile. Era un modello, questo, che venne applicato su pistole e fucili, ma
fu soprattutto su questi ultimi che vide la sua utilità. I cacciatori avevano
dunque bisogno di questo, di un'arma che riuscisse a sparare a grandi distanze,
robusta per dare sicurezza nelle zone isolate dove non erano disponibili né
pezzi di ricambio né tantomeno armaioli, maneggevole per poter essere utilizzata
nel minor tempo possibile oltre a dover offrire anche una certa comodità e
precisione di sparo. Queste caratteristiche, se prese in paragone con armi
dell'800 avanzato, erano ovviamente assolutamente relative.
I primi fucili (le pistole erano destinate ai damerini
dell'Est, che le portavano intarsiate e lavorate), dunque, furono l'arma
principale dei primi coraggiosi che si spinsero verso il calar del Sole. Erano
armi con canne lunghissime, che proprio per questo offrivano una certa
precisione nello sparo, precisione che doveva assolutamente risultare perfetta
nei sempre presenti casi di pericolo come per esempio l'attacco di un orso.
Poiché, inoltre, questi fucili erano a colpo singolo, questa famosa precisione
era imprescindibile perché, nel caso dell'orso, se il primo colpo non centrava
il bersaglio, per l'assalito c'erano ben poche probabilità di salvarsi.
Abbiamo detto poco sopra che questi primi
fucili (e anche le pistole) erano a colpo singolo. Ciò necessitava, per produrre
un buon sparo, una certa uniformità tra polvere, palla e innesco, uniformità che
il buon cacciatore sapeva perfettamente ricreare. Dosare ben bene gli elementi
era di primaria importanza per poter ottenere un tiro infallibile. Dunque, nei
fucili a pietra focaia il piccolo serbatoio posto direttamente a fianco della
lamina metallica, proprio all'estremità della canna, veniva riempito di polvere,
ed il cane – che consisteva in una sorta di “presa” dove veniva incastrata la
pietra focaia – veniva armato. La palla, realizzata dai cacciatori
artigianalmente con piombo, veniva avvolta in sottili strisce di pelle e quindi
inserita nella bocca della canna e spinta a fondo con un bastone (che trovava
posto proprio sotto la canna). A quel punto bastava il rilascio del cane tramite
il grilletto per fare abbattere la pietra focaia sulla striscia metallica,
provocare la scintilla, accendere la polvere e far partire il colpo.
Naturalmente non era tutto “istantaneo” e un secondo in più era di norma per
dare il tempo al procedimento di completarsi, senza contare che non sempre la
scintilla “nasceva” e quindi si doveva velocemente riarmare il cane e sparare
nuovamente. Come tutti gli appassionati di West sanno, e finalmente lo dico, il
“principe” americano (sebbene derivasse da un fucile tedesco) di questi fucili
era il famosissimo
Kentucky, che prende
il nome dai fucilieri di quello Stato che lo utilizzarono durante la guerra del
1812. Sembra tuttavia che fosse stato ideato in Pennsylvania e per questo era
stato battezzato anche
Pennsylvania Rifle.

Il Kentucky Rifle
Con l'avanzare della Frontiera verso Ovest,
avanzano gli anni, si entra nel XIX secolo e si scoprono enormi risorse da
destinare al commercio e alla speculazione. In questo senso, mentre i coloni
procedevano lentamente installando fattorie e coltivando la terra, esploratori e
trapper si spingevano molto oltre, fino al Missouri e anche molto più in là.
Quei territori erano ancora assolutamente vergini, e c'era abbondanza di natura
e, di conseguenza, di risorse (terra, acqua, selvaggina, legname, animali). La
spedizione di Lewis & Clark agli inizi del 1800 (1804-1806) arrivò fino al
Pacifico e ritornò raccontando le meraviglie di quel mondo naturale e selvaggio.
Così, vi si riversarono i trapper e i commercianti di pellicce e portarono con
sé tutto il necessario e, soprattutto, le armi. Erano, queste ultime, armi che
non si diversificavano molto dal Kentucky, realizzate da armaioli indipendenti,
ma diedero la loro presenza l'Harper's Ferry (1803), il
Northwest
Trade Gun, l'Hall
e soprattutto l'Hawken, in ogni caso tutte armi a pietra focaia.
Tra i trapper, inoltre, erano molto comuni le pistole, piccole e facili da
trasportare, anch'esse a pietra focaia e a colpo singolo.

L'Harpers' Ferry

Il Northwest Trade Gun

L'Hall

L'Hawken
Quando arrivò l'avvento del sistema a
percussione, di cui furono dotate anche le armi dei trapper, essi continuarono a
preferire quelle ad accensione a pietra. Il perchè è facile da intuire, questo
tipo di fucili erano robusti e necessitavano raramente di manutenzione urgente,
caratteristica che non era presente nelle neonate armi a percussione, ancora in
fase di perfezionamento e pertanto tendenti a rompersi o a fallire. I pietra
focaia inoltre avevano bisogno solo di una pietra adatta all'accensione e di
polvere e piombo, che i trapper si portavano appresso in gran quantità, insieme
agli stampi per creare le pallottole; inoltre, qualora sarebbe mancata la pietra
per l'accensione, era possibile trovarne altre adatte in loco. Tutto ciò non era
possibile con le capsule per la percussione, che erano anche troppo piccole e
difficoltose da sistemare nei momenti di difficoltà. Per questo, quindi, i
mountain men preferirono i vecchi fucili ad accensione “a scintilla”: lenti, ma
sicuri e affidabili.

Funzionamento generico:
1 - Si alza la batteria formata da copri-scodellino e martellina, e si versa il
polverino; 2 - Si chiude lo scodellino con la batteria e si monta il cane che
stringe la pietra focaia tra le ganasce; 3 - Azionando il grilletto, la batteria
si rialza di quel tanto che serve per aprire lo scodellino, la pietra focaia
percuote la martellina e accende la carica.
Vi sono diversi tipi di acciarino (o piastra) a focile.
Il più antico è detto piastra a pietra focaia con martellina (o snaphance), nato
poco dopo la metà del 1500. Azionando il grilletto il copriscodellino si apre e
la pietra sfrega contro la batteria della martellina, tenuta in posizione da una
molla. E' noto anche un tipo, detto baltico, in cui il copriscodellino deve
essere aperto a mano.
L'acciarino alla fiorentina presenta un ingrossamento del collo del cane che
impedisce alla pietra di ruotare fino a colpire lo scodellino.
L'acciarino alla catalana, o micheletto, ha la molla del cane esterna e (con
qualche variante), la batteria dritta è unita al copriscodellino: la pietra,
colpendo la batteria, la proiettava all'indietro scoprendo lo scodellino. Il
cane presenta talvolta una mezza monta di sicurezza.
L'evoluzione termina con l'acciarino alla moderna (1610) in cui batteria,
martellina e scopriscodellinoi sono formati da un unico pezzo ad L e il cane ha
forma a collo di cigno.
L'immagine sopra, il testo e l'immagine sotto sono
state prese dal sito www.earmi.it

Una volta dato il via alle esplorazioni e al
commercio delle pelli, ecco che la Frontiera avanza velocemente sempre più verso
occidente, spostandosi alla fine in corrispondenza del Mississippi-Missouri. E
avanzavano anche i coloni sui loro carri, pionieri lungo la pista dell'Oregon e
della California; l'esercito cominciava a costruire forti e magazzini, cercatori
d'oro sporadici raggiungevano la California e i Texas Rangers se la vedevano con
i Comanche e i messicani a Sud. Nel 1836 il Texas venne strappato al Messico
dopo le battaglie di Alamo e San Jacinto, e divenne, dopo un periodo di
Repubblica Indipendente, stato dell'Unione nel Dicembre del 1845. La milizia che
lo pattugliava e proteggeva erano i famosi Texas Rangers, che furono i primi a
provare, ed approvare, la nascita e la presenza di una nuova arma destinata ad
entrare nella storia del West e delle armi da fuoco. Si trattava del revolver di
Samuel Colt, che il 22 Ottobre 1835 aveva brevettato il primo modello di pistola
basantisi su un nuovo sistema di accensione.
Tra il 1805 e il 1807, il reverendo scozzese
Alexander Forsyth aveva scoperto il metodo per sostituire il meccanismo a pietra
focaia e rendere le armi più veloci da caricare e soprattutto più sicure. Il suo
risultato fu la creazione di una polvere chimica, il fulminato (di mercurio),
che, opportunamente sollecitata, produceva una scintilla. Questa sostanza venne
semplificata, all'incirca verso il 1817, sotto forma di capsula di rame, e non
restava altro che trovare il suo metodo di applicazione: come e dove.
A questo ci pensò Samuel Colt, un giovanotto
dell'Est che, mentre era in viaggio per le Indie su una nave come mozzo,
realizzò un prototipo di tamburo in legno, con i relativi meccanismi e
ingranaggi atti a farlo ruotare.


Alexander Forsyth e il suo meccanismo a percussione
Quando ritornò in America, mise a punto
questa sua invenzione sotto forma di pistola: la prima che nacque, nel 1831-32,
era un rozzissimo modello, la e non accese l'attenzione degli esperti. Il sistema realizzato da Colt
consisteva in un tamburo a cinque camere (successivamente, con la nascita della
Colt r, aumentato a sei), chiuso posteriormente, che veniva caricato
– camera per camera – con polvere e palla; poi si applicavano le capsule di rame
all'estremità chiusa di ogni scomparto ed esse, colpite dal cane, esplodevano,
accendevano la polvere e facevano partire il proiettile. Come meccanismo non era
male, ma fallì con il primo modello. Successivamente Colt brevettò l'invenzione
anche in Inghilterra, e produsse nel 1836 un nuovo modello di Paterson
che fornì in prova ai Texas Rangers. Questi rimasero colpiti dalla facilità di
sparo e, soprattutto, dalla quantità di sparo, in una battaglia contro i
Comanches, che decretò la vittoria degli uomini di legge in poco tempo. Il
Capitano Samuel Walker ne rimase talmente colpito che riuscì a convincere il
Governo a comprarne delle forniture per le milizie texane e aiutò Colt a
realizzare un nuovo modello di revolver, riducendo i difetti e le mancanze della
Paterson: nacque così, nel 1847, la Colt Walker (dal nome del
Capitano) calibro .44 a sei colpi, che decretò definitivamente il successo della
pistola a tamburo e di Samuel Colt.
Questa nuova pistola era robusta e pesante
(circa 3 chili) e fece faville nelle mani dei Rangers. Poiché nelle battaglie
non c'era tempo di ricaricare le singole camere del tamburo, i Rangers
sostituivano direttamente i tamburi scarichi con quelli carichi, di cui
portavano con sé una bisaccia piena.
Successivamente, visto il successo, Colt
realizzò nel 1848 e nel 1849 un altro tipo di Walker, la Dragoon,
destinata alle file dei Dragoni, come erano chiamati i militari a cavallo prima
della Guerra di Secessione.
Nel frattempo, Samuel Colt si era affacciato
anche nel campo dei fucili, e aveva realizzato qualche esemplare a tamburo e con
caricamento ad anello, che riuscì a piazzare ad alcuni reparti dell'esercito.
Non erano armi affidabili quanto le Colt Walker e successive pistole. Il più famoso di essi era una classica Colt
solo con la canna più lunga. Aveva un tamburo molto profondo, ma era un'arma
molto poco affidabile, si guastava facilmente e non era per niente sicura. Il
fumo che provocava ad ogni sparo era tale che bisognava attendere che si
diradasse prima di continuare a sparare. Inoltre, era un rischio tutt'altro che
raro la deflagrazione di tutte le cariche del tamburo contemporaneamente.
Ritornando alle pistole, la fama di Colt
raggiunse l'apice nel 1851 quando, sulle orme della Walker e della Dragoon,
venne alla luce l'eccellente Colt Navy, molto più leggera delle
precedenti e con un calibro minore (.36), destinata alla Marina ma con modelli
anche per i civili. Nove anni dopo nacque la versione Army, calibro .44,
per l'esercito, di cui anch'essa vide versioni per i civili.
Ricordiamo che tutti questi revolver erano ad
azione singola, cioè bisognava armare manualmente in cane dopo ogni sparo.
Prima di Colt, nel 1830, qualcun altro si era
affacciato nel campo delle pistole che avrebbero utilizzato il sistema di
accensione a percussione. Si trattava di armaioli inglesi che realizzarono la
Pepperbox, un'arma insolita, formata da più canne (solitamente sei, ma
c'erano modelli anche di 9 e 12) che ruotavano su un perno. Per ogni rotazione,
una canna – caricata precedentemente ad avancarica – si allineava con il cane
piatto, che cadeva sulla capsula e sparava. Agli inizi il gruppo delle canne
doveva essere ruotato a mano, ma successivamente grazie al brevetto Allen,
questo inventore aveva permesso che il gruppo di canne girasse con la spinta del
grilletto, anticipando così di molti anni il sistema a doppia azione. La
Pepperbox si diffuse molto negli Stati Uniti durante la Guerra Civile, e nei
campi minerari.
Spendiamo adesso qualche parola sui sistemi
di sparo, prima di continuare con le pistole e, poi, con i fucili, di modo che
si possa avere un'ampia panoramica del loro funzionamento.
Sostanzialmente i sistemi di sparono erano
due: ad azione singola e a doppia azione. Nel primo, il cane doveva essere
armato manualmente (con la mano o il pollice) prima di sparare un colpo, di modo
che il tamburo ruotasse per offrire al percussore del cane la capsula
d'accensione o, più tardi, il contatto con l'innesco della cartuccia metallica.
Era il sistema utilizzato anche nei fucili, anche se in quelli a ripetizione era
la parte posteriore del percussore stesso ad armare il cane, sotto l'azione di
una leva (Henry e Winchester).
Nel secondo sistema, bastava la pressione sul
grilletto per armare il cane e rilasciarlo, facendo nel contempo girare il
tamburo. Nelle pistole con questo sistema, per il primo sparo il cane doveva
essere armato manualmente. Dopo, ad ogni pressione del grilletto corrispondeva
lo sparo.
Il sistema a doppia azione nacque nel 1851,
realizzato da Robert Adams, un armaiolo inglese. Solo alla fine del 1800 venne
applicato alle pistole in uso nel West. Quelle più famose e utilizzate erano
tutte ad azione singola.
Riprendiamo il discorso pistole. Nel 1857 si
era fatto avanti un certo Eliphalet Remington, che aveva costruito su di sé una
certa reputazione grazie ad alcuni rifornimenti di armi di propria
realizzazione, sin dal 1822.
Nel 1857, quindi, Remington realizzò il suo
primo revolver insieme ai figli, che aveva inserito come soci nella sua nuova
azienda, la "E. Remington & Sons", fondata nel 1856 a Illion (New York). Questo
modello iniziale era a cinque colpi, ad azione singola e con un calibro da 31,
aveva una canna ottagonale da 3 pollici e prese il nome di Remington-Beals
Pocket Revolver. Circa 2.500 modelli ne vennero prodotti, tra il 1857
e il 1858. Non appena questo revolver conquistò la giusta fama tra i civili,
Remington e figli iniziarono a progettarne immediatamente un nuovo tipo,
destinato però ai militari. Il risultato fu una potente arma calibro .44
conosciuta come Remington-Beals Army Revolver.
Nonostante la data di produzione di questo modello andasse dal 1860 al 1862, i
collezionisti si riferiscono ad esso con il 1858, anno di brevetto del revolver.
E. Remington e figli non trascurarono il popolare calibro .36, con il quale
realizzarono 8.000 armi durante i due anni della produzione della Army.
Nel frattempo, 5.000 Navy, conosciute anche come 1861, vennero realizzate
nel 1862. Quando questi modelli diventarono obsoleti, Remington decise di
migliorarli, e il risultato fu il loro capolavoro.
La Remington
New Model Army fu realizzata dal 1863 al 1875. Ad una prima occhiata, essa
era identica ai modelli precedenti. Tuttavia, essa era stata progettata e
disegnata per eliminare i problemi dei suoi predecessori: venne perfezionata con
una montatura scanalata che alloggiava il fermo del tamburo, con delle tacche
tra i luminelli del tamburo per poter far riposare il cane ed evitare spari
accidentali, e con una struttura che permettesse una facile presa. Questa
Remington New Model Army sparava
sei colpi calibro .44 attraverso la canna ottagonale da otto pollici.
Quest'arma perfezionata continuò le sue
migliorie con ponticello d'ottone, calcio in legno, acciaio azzurro e una leva
di caricamento migliorata. Questa pistola era stata così ben accettata che
132.000 esemplari ne vennero prodotti tra il 1863 e il 1875, insieme a 32.000
New Navy. Fu l'arma per eccellenza che mise in difficoltà l'impero di Sam
Colt. Il Governo ne ordinò circa 110.000 tra modelli Army e Navy, attraverso
un contratto che fruttò 29.196.820 dollari prima della fine della guerra civile.
La Remington New Model Army sì
dimostrò estremamente popolare tra i soldati di entrambi i fronti Unionisti e
Confederati grazie alla robustezza e alla solidità della montatura. Durante la
Ricostruzione, uomini di legge, banditi, e Texas Rangers utilizzarono questa
pistola per le loro battaglie.
Ideata e progettata da un certo Alexander
LeMat, di New Orleans, la LeMat fu un'altra arma molto caratteristica
dell'epopea americana. Revolver ad azione singola e ad avancarica, aveva un
tamburo con ben 9 colpi calibro .32 a differenza degli altri revolver
dell'epoca, che non superavano i 6 colpi. Ma altra caratteristica di quest'arma
era la canna aggiuntiva posta sotto quella principale, che veniva utilizzata per
sparare pallottole da caccia! Infatti aveva un diametro più grande e poteva
accogliere proiettili calibro .60, dei veri e propri proiettili per fucili da
caccia. E proprio questo poteva diventare la LeMat: un fucile da caccia,
che da distanza ravvicinata era micidiale.
Abbiamo detto che questo revolver era ad avancarica e ciò valeva anche per la
canna da caccia (ma sono esistiti anche modelli a retrocarica): vale a dire che
abbisognava di essere caricato dal davanti, inserendo palla e polvere negli
scomparti, pressare il tutto con l'asta avvitata a fianco della canna, chiudere
con del grasso o della cera e infine inserire le capsule sopra i luminelli.
Per quanto riguarda il caricamento della canna sottostante, oltre a venir
caricata come sopra indicato (ad eccezione, ovviamente, del grasso o della
cera), dove veniva inserita la capsula? Ebbene, tirando il cane, era visibile,
proprio sotto di esso, un luminello come quello del tamburo: era quello su cui
mettere la capsula che avrebbe fatto esplodere il colpo della canna da caccia.
Per poter sparare tramite quella canna, era però necessario "muovere" qualcosa:
infatti il cane aveva avvitato quasi alla sua estremità una sorta di perno, che
si doveva abbassare: fatto ciò, se si premeva il grilletto il cane,
abbassandosi, faceva cadere il perno sul luminello isolato della canna da
caccia, facendo così partire il colpo. Ciò ovviamente non permetteva di far
esplodere anche le cariche del tamburo. Per sparare classicamente, bastava
lasciare il cane com'era, oppure, se si era sparato prima con la canna da
caccia, rialzare il perno.
Questa pistola rimase semi-sconosciuta ed oggi è considerata molto rara.
Tra i fucili a percussione, troviamo lo
Sharps, famoso fucile che fece la sua fama come arma per eccellenza della
caccia al bisonte. Realizzato nel 1848 da Christian Sharps (1811-1874), in
calibro .54, era a retrocarica ma con meccanismo di accensione a percussione.
Abbassando il ponticello, che fungeva da leva, l'otturatore scorreva all'ingiù,
scoprendo così la camera di scoppio, dove veniva inserita la cartuccia di carta
o di tela. Rialzando il blocco, esso tranciava via la parte posteriore della
cartuccia, che così rilasciava la polvere. Ad accendere quest'ultima, nel primo
modello ci furono le capsule di rame che venivano poste in sito dal movimento
della leva; poi ci fu l'avvento dell'innesco Maynard a nastro, cioè una serie di
“pastiglie” di fulminato di mercurio; negli altri modelli (1852, 1853, 1859,
1863) l'accensione era data da dischi di fulminato contenuti in un serbatoio
cilindrico, che si adattavano automaticamente al luminello. Negli ultimi due
modelli, infine, un brevetto di Richard Lawrence bloccava il serbatoio
cilindrico in modo da poter utilizzare anche le capsule di rame.
I modelli che furono utilizzati per lo
sterminio del bisonte, furono il 1869 e il 1874 che utilizzavano tali quantità
di polvere nera da rendere la gittata addirittura oltre i mille metri! Il loro
calibro era .52.
Gli Sharps erano conosciuti anche come
“Beecher's Bibles”, le Bibbie di Beecher, un predicatore che, durante la
Guerra Civile, fece arrivare alle milizie nordiste non ufficiali delle casse
piene di fucili Sharps, casse sulle quali vi era la scritta “Beecher's Bibles”.
Durante la Guerra Civile, i fucili Sharps,
grazie alla loro velocità di caricamento, l'alta potenza di fuoco e la
reputazione di essere dei fucili accurati, vennero largamente richiesti. Il
colonnello Hiram Berdan fornì questo tipo di fucili ai suoi famosi "Sharpshooters",
che si camuffavano indossando delle uniformi verdi. La distanza massima di fuoco
era di circa 915 metri, meno dei fucili ad avancarica Springfield e
Enfield, però il suo meccanismo di caricamento a retrocarica permetteva di
poter sparare 10 colpi al minuto (al contrario di quelli ad avancarica, che
sparavano due colpi in un minuto), e rendeva estremamente facile ai soldati
ricaricarlo, anche rimanendo sdraiati, per esempio al riparo dietro una roccia o
un cespuglio.
Nel 1857 nacque la cartuccia metallica. Ad
inventarla e brevettarla furono due grandi della storia delle armi, Horace Smith
e Daniel Wesson. Essi pensarono di rendere il proiettile vero e proprio in grado
di “partire” senza bisogno di ulteriori intermezzi, come le capsule di
fulminato. Nel 1854 realizzarono un prototipo, che venne utilizzato nella loro
nuova invenzione, la pistola a ripetizione Volcanic. Erano grosse armi
con meccanismo di caricamento a leva rotonda, le primissime dell'epoca. Nei
calibri .31 e .41, che avevano rispettive lunghezze della canna, erano state
realizzate anche nelle versioni carabina. Avevano un serbatoio tubolare sotto la
canna che nelle pistole poteva contenere 6, 8 o 10 cartucce e nelle carabine 20,
25 o 30 a seconda della lunghezza della canna. Le cartucce venivano spinte
nell'otturatore tramite una leva, dopo ogni sparo, che, abbassandola, le alzava
in linea con il percussore e la camera di scoppio, armando nel frattempo il
cane.
Il tipo di cartuccia, dicevamo, era
singolare: un proiettile di piombo cavo che, al suo interno, conteneva polvere
ed innesco. Era sicuramente una rivoluzione che permetteva di sostituire il
caricamento ad avancarica con quello a retrocarica: queste cartucce venivano
immagazzinate all'interno del serbatoio da una apertura posta all'estremità
sotto il castello, e trattenute da una molla, che le lasciava sopra l'elevatore
mosso dalla leva.
Le Volcanic non ebbero nessun
successo, anche a causa della cartuccia, che non era adatta né per cacciare, né
per uccidere, e la poca polvere al suo interno la rendeva poco potente e
precisa.
Il loro progetto fu rilevato da Oliver
Winchester, che alla fine del 1850 lo affidò ad Tyler B. Henry. Questi rese la
cartuccia più affidabile, inserendo il proiettile dentro un bossolo e applicando
nel fondo polvere e innesco. Era di calibro .44 e a percussione anulare.
Con ciò colgo l'occasione per spiegare i
termini relativi alle cartucce. Percussione centrale, a spillo e percussione
anulare erano i tre tipi di cartuccia più diffusi. Nel primo, l'innesco era
allocato proprio al centro del fondo del bossolo, naturalmente subito
comunicante con la polvere. Nel secondo, una corta asticella usciva dal fianco
del bossolo e veniva colpita dal cane piatto per far partire il proiettile. Nel
terzo, a percussione anulare, l'innesco si trovava invece lungo la corona e
venne utilizzato in cartucce per fucili di prima “generazione” cioè in quei
fucili in cui non si era certi della partenza del colpo a causa della poca
potenza rilasciata da cane e percussore. Quest'ultimo era quindi modificato per
produrre un impatto duale, come nell'Henry. Fu questo fucile (insieme allo Spencer,
di cui parliamo più avanti), realizzato, come abbiamo detto sopra, da Tyler
Henry per ordine di O. Winchester, a spianare la strada all'utilizzo della
cartuccia metallica nei fucili e alla nascita del leggendario Winchester.
L'Henry era in definitiva la copia
della Volcanic, ma era stato perfezionato, oltre al tipo nuovo di
cartuccia. Manteneva caricatore e meccanismo di caricamento a leva uguale a
quello della Volcanic, ma poiché era un fucile il numero di colpi era 15;
e cambiava percussore che era a forma biforcuta, di modo che una delle due
estremità colpisse con sicurezza il bossolo a percussione anulare. Questa caratteristica rimase radicata anche
nel Winchester 1866.
Un altro fucile che fece della cartuccia
metallica il suo punto di forza fu l'eccellente Spencer. Ideato,
disegnato, brevettato e costruito da Christopher Spencer nel 1860, questo fucile
a ripetizione aveva un serbatoio da sette colpi, inserito nel calcio. La molla
dell'asta di chiusura lasciava i proiettili in alto, pronti per essere immessi
nella camera di scoppio dal blocco che, abbassato con un movimento della leva
verso il basso, lasciava cadere il bossolo vuoto e ne inseriva uno nuovo
nell'otturatore. Un meccanismo semplice e affidabile.
Le cartucce utilizzate furono inizialmente
calibro .52 anulare ma successivamente vennero utilizzate anche di calibro .50 e
.46.
Era l'arma perfetta per l'esercito perché
permetteva un buon rateo di fuoco ed una velocità di caricamento sensibilmente
più alta.
La generazione dei fucili a leva, a
ripetizione e a più di dieci colpi, nata con i vari modelli Volcanic e
proseguita con l'Henry, raggiunse il suo apice con la nascita di una vera
e propria leggenda: il Winchester.
Il primo modello nacque nel 1866 ed aveva le
stesse caratteristiche dell'Henry (caricamento a leva, cartucce a
percussione anulare, percussore biforcuto), tranne che nel caricatore: numero di
colpi aumentato a 17 più quello in canna, e rivestimento parziale esterno di
legno, con anello di ferro per trattenerlo. Inoltre, nel castello era stato
aperto uno sportellino per il caricamento, che rendeva quest'azione molto più
semplice e veloce. Da allora, la Winchester non si è più fermata ed ha
continuato a realizzare modelli su modelli, tutti in tre versioni: fucile,
carabina e moschetto.
I modelli del West furono: il 1873 che si
conquistò l'appellativo di “Fucile che conquistò il West” e che era a
percussione centrale, come i seguenti: 1876, 1885, 1886, 1892 e 1894. Tutti con
le stesse caratteristiche peculiari, che variavano solo nel tipo di canna
(ottagonale o rotonda o entrambe) e nella lunghezza. Dal momento che utilizzavano le cartucce
metalliche (quindi con il bossolo) l'elevatore fungeva anche da espulsore,
facendo uscire il bossolo vuoto.
Anche la Remington disse la sua nella
categoria fucili, e lo fece con un'arma a retrocarica dal meccanismo insolito
che venne considerata da tutta Europa come l'arma più resistente ed affidabile
mai creata. Si trattava del Remington Rolling Block a retrocarica.
Tutti i fucili Remington a blocco ruotante usano lo stesso
meccanismo, che è costituito da una sorta di “blocco” (breechblock o rolling
block) a forma di L, ruotabile, agganciato alla culatta di fronte e sotto l'asse
della canna, e dal classico grilletto, piazzato proprio dietro il “blocco”, che
deve essere armato manualmente per ogni colpo.
Per caricare l'arma, bisogna armare il cane.
Questo permette di sbloccare il “blocco”. Quindi tirare indietro il “blocco”
ormai libero per poter mostrare la camera di scoppio. Se c'è una cartuccia
all'interno, essa verrà alzata dall'estrattore collegato al “blocco” e può
venire rimossa manualmente. In caso contrario basta caricarlo con una nuova
cartuccia. Fatto ciò, basta rialzare il “blocco” dalla sua posizione laterale e
richiuderlo spingendolo verso il basso così da chiudere la culatta e sigillarla.
Adesso il fucile è pronto per sparare.
Questo tipo di fucile è uno dei più robusti,
resistenti e affidabili mai costruiti. Realizzato nel 1890, continuò ad essere
prodotto fino al 1933. Approssimativamente furono sfornati 356.000 esemplari in
totale, destinate agli eserciti della Svezia, della Spagna, del Lussemburgo,
della Germania, dell'Egitto, dell'Argentina, dell'Uruguay, della Danimarca,
dell'Italia, della Norvegia e dello Stato Pontificio. Arma a colpo singolo,
utilizzava i calibri .22 corto, .22 lungo, .22 long rifle, .32 corto e .32
lungo.
Di essa era stata realizzata anche la
versione pistola.
Ritornando alle pistole, la Colt nel
frattempo non era rimasta inattiva e aveva realizzato numerose versioni della
Navy e dell'Army, come le Police
e le Pocket, tascabili.
Fu nel 1873 che accolse la cartuccia
metallica nel migliore dei modi, ideando e realizzando una delle pistole più
famose e resistenti del mondo: la Peacemaker.
Questa pistola era stata completamente
rivoluzionata rispetto alle precedenti ad avancarica. Aveva il tamburo scavato e
non più piatto, aveva il cane con il percussore a punta, aveva l'asta espulsore
e soprattutto aveva il caricamento a retrocarica: il tamburo non era più chiuso
(altra novità) ma aperto di modo che potesse contenere le cartucce inserite
direttamente da dietro, aprendo uno sportellino a fianco del cane, che metteva
in vista le camere del tamburo. Sempre ad azione singola, una volta scaricato il
tamburo, per espellere i bossoli si doveva portare manualmente il tamburo in
linea con l'espulsore e tirare la molla di quest'ultimo, che spingeva il bossolo
all'indietro facendolo uscire. Era semplicissima da utilizzare, resistentissima
e robusta, tanto che poteva funzionare benissimo anche se mancavano alcune
parti!
Un modello per l'esercito era uguale, ma
aveva la canna più lunga: era il Cavalry.
L'avvento della cartuccia metallica non venne
ben sfruttato dalla Remington. Eliphalet Jr., successore del padre, era morto
nel 1861 e l'azienda era passata nelle mani dell'altro fratello, Philo, che nel
1875 produsse la Remington
Single-Action Army, del tutto uguale alla Colt Peacemaker se non
fosse stato per la mascherina a forma di ala sotto la canna, che ricordava i
precedenti modelli Remington.
Non era un'arma che poteva competere con
l'ultima Colt: era poco robusta e si rompeva facilmente, inoltre non poteva
sopportare spari troppo a lungo.
Il revolver modello Schofield, della
Smith & Wesson, entrò in produzione nel 1869. Conosciuto dapprima come
Modello N. 3, in seguito venne nominato American, ma mantenne
l'appellativo di Schofield, dal nome del generale che l'aveva ideata e che si
era poi suicidato con la sua stessa invenzione a causa del cattivo successo
raccolto. Fu molto amata ed apprezzata in Russia (dove vennero spediti dei
modelli nominati Russian, che avevano un
anello alla base del calcio) e specialmente dal granduca Alessio.
In confronto alle altre pistole, aveva una
particolarità di non poco conto: la velocità di caricamento. L'arma possedeva
una sorta di perno sotto la canna e una "sicura" tra il tamburo e la canna
stessa che, sbloccandola, permetteva letteralmente di “aprire” l'arma. Con
l'abbassamento della canna, l'estrattore automatico espelleva contemporaneamente
i sei bossoli. Bisognava quindi ricaricare inserendo semplicemente altre
pallottole all'interno del tamburo. L'arma, a seconda del modello, utilizzava
proiettili calibro .44 e .45. E' considerata una delle più accurate e precise
armi del 19esimo secolo, ma come per la
Remington non era da competizione contro la Peacemaker della Colt.
In un “triello” fatto tra esse, risultò, dopo accurati esami basati sulla
distanza di fuoco e sulla continuità dello stesso, che il modello della Colt era
senza dubbio il migliore, resisteva più delle altre e non dava segni
significativi di cedimento, né strutturale ne di ingranaggi o relativi alle
cartucce.
Nel novero delle armi a retrocarica in uso
nel West, sia pistole che fucili, ce ne sono a bizzeffe di tutti i tipi, ed
elencarle tutte sarebbe un'impresa ardua, se solo fosse possibile. Continuerò
questo articolo parlando brevemente delle Derringer e di alcune armi che
alla fine dell'800 fecero la loro apparizione sotto i modelli a doppia azione.
Le Deringer vere e proprie, cioè
originali, fecero la loro comparsa nel 1852 grazie al loro inventore, Henry
Deringer (1786-1868), con il modello Philadelphia, a percussione e colpo
singolo. Le caratteristiche principali di queste pistole erano le dimensioni
molto ridotte (potevano stare tranquillamente nascoste) e il grosso calibro, che
usato da vicino (massimo 3 metri) risultava micidiale. Queste armi sono rimaste
e rimangono associate ai gambler e alle donne dei saloon, che potevano
nasconderle nel cappello, nella manica della giacca, nella giarrettiera o negli
stivali ed estrarla in un lampo, al momento giusto.
Quelle di Deringer erano ad un solo colpo, ma
quando riscossero un enorme successo, altri costruttori ne presero le
caratteristiche e cominciarono a realizzarne di uguali, cambiando il nome
aggiungendo un “r”, quindi chiamandole Derringer, e a volte anche il
numero di colpi, che solitamente erano due. Molte Derringer utilizzavano
cartucce a percussione anulare oppure a spillo, ma non mancarono modelli a
percussione centrale.
I modelli erano davvero tantissimi (ce
n'erano anche a pietra focaia), ma per dare un'idea un po' più approfondita
descriverò la Sharps Pepperbox.
Questa piccola pistola era largamente
utilizzata nel West da giocatori d’azzardo, donne da saloon e pistoleri grazie
alle piccole dimensioni e alla facilità di maneggio. Venne prodotta a partire
dal 1859 fino al 1874 dalla C. Sharps Company e dalla Sharps & Hankins
Questa piccola pistola era costituita da quattro canne per altrettanti colpi. Il
procedimento di caricamento dei proiettili avveniva tramite lo spostamento in
avanti del gruppo delle canne che in alcuni modelli, grazie ad un piccolo perno
posto sotto di esse, si poteva ruotare. Lo spostamento mostrava così le
estremità delle canne, che potevano essere caricate con i proiettili.
La stranezza di quest’arma consisteva sia nel meccanismo di sparo che nel fatto
della mancanza di un vero e proprio tamburo e, di conseguenza, della sua
rotazione. Il cane, nella sua parte posteriore, alloggiava una piccola “rotella”
(in alcuni modelli tale “rotella” si poteva trovare sulla struttura dell’arma)
che, in base a come veniva ruotata (su ogni lato del cane vi era una tacca su
cui spostare la rotellina), permetteva di scegliere la canna da cui sparare. In
questo modo ad ogni armamento del cane e conseguente tiro del grilletto una
canna sparava il proprio proiettile.
Il design di questa piccola arma venne presto imitato grazie alla sua resistenza
e solidità.
Le pistole a doppia azione più diffuse furono
molte, ma quelle della Colt ebbero un buon successo. C'erano la Colt
Thunderer calibro .41 e la Colt Lightning calibro .38, poi
accompagnato dai .41 e .32; la Colt Army Mod. 1878 calibro 44/40; il Remington
Rider Pocket Revolver, calibro .31 a cinque colpi; e molti altri, anche
della Smith & Wesson.
Con ciò, chiudo questo mio lavoro. Il West fu
sicuramente l'epoca per eccellenza delle armi, un'epoca di enormi progressi in
questo campo, che fece nascere capolavori storici come le Colt ed i fucili
Winchester, rimasti nell'immaginario collettivo di tutti quelli che amano il Far
West.